IL TAMERLANO

ANTONIO VIVALDI

Il Tamerlano
ovvero la morte di Bajazet (RV 703)

tragedia per musica in tre atti
libretto di Agostino Piovena
musica di Antonio Vivaldi
prima rappresentazione Verona, Teatro Filarmonico 1735
(Edizione Critica di Bernardo Ticci, 2019 -Variazioni di Ottavio Dantone)

personaggi interpreti ruoli danzati
Bajazet Gianluca Margheri Davide Angelozzi
Tamerlano
Filippo Mineccia
Kyda Pozza
Asteria
Delphine Galou
Elda Bartolacci
Irene
Marie Lys
Alessandra Ruggeri
Andronico
Federico Fiorio
Graziana Marzia
Idaspe
Giuseppina Bridelli
Sara Ariotti

direttore al clavicembalo Ottavio Dantone
regia, scene e costumi Stefano Monti

disegno luci Eva Bruno
contenuti video/3D Cristina Ducci
coreografie Marisa Ragazzo, Omid Ighani
pittura su tela Rinaldo Rinaldi, Maria Grazia Cervetti
illustrazioni Lamberto Azzariti
sculture Vincenzo Balena
realizzazione scene Laboratorio Scenografia Pesaro
realizzazione costumi Sartoria Klemann

Accademia Bizantina
DaCru Dance Company

nuovo allestimento
produzione Teatro Alighieri di Ravenna
in coproduzione con Teatro Municipale di Piacenza, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, Teatro del Giglio di Lucca

Da un po’ di anni si va affermando una tesi di critici e musicologi secondo i quali lopera barocca potrebbe diventare il teatro musicale del futuro – sottolinea il regista Stefano Monti, che cura anche scene e costumi – in ragione anche del fatto che il teatro drammatico del Sei-Settecento ha una forza emozionale senza tempo. (…) Pur se costruita attorno a personaggi con pertinenza storiografica, lopera in questione si caratterizza per una sua astoricità. Tutto sincentra sulle passioni, fino alla follia, il sublime si mescola con il terribile, la bellezza con la brutalità… altro non sono che la continua oscillazione fra lalto e il basso della vita”. Il pretesto è infatti storico quanto lo sono il sultano dell’Impero Ottomano Bayezid I e il condottiero mongolo Timur  che lo fece prigioniero nella battaglia di Ancyra nel 1402; ma Il Tamerlano, o la morte di Bajazet – “pasticcio” su libretto di Agostino Piovena in cui confluirono, come prassi per l’epoca, pagine di Vivaldi e materiali presi in prestito da altri compositori e altri titoli – è un trionfo di inazione su cui dominano le passioni. Un monolite di quasi kubrickiana memoria si staglierà sulla scena per perseguire la poetica della “maraviglia” barocca ma anche il senso di uno spazio fuori dal tempo.

 

“Essendo un ‘pasticcio’ questa partitura si caratterizza ovviamente per una marcata varietà stilistica, ma la scrittura di Vivaldi è facilmente riconoscibile rispetto allo stile degli autori coinvolti, ovvero Broschi, Hasse e Giacomelli – spiega Ottavio Dantone, alla guida di Accademia Bizantina, che festeggia 40 anni di riscoperta del repertorio antico e barocco e di prestigiosi traguardi in tutto il mondo. – Il Vivaldi operista viene ancora oggi spesso sottovalutato: certamente nella sua produzione affiora l’urgenza compositiva e un certo carattere ‘imprenditoriale’, ma resta evidente la sua abilità di scrittura fatta di suadenti soluzioni melodiche, armoniche e ritmiche…ci dà una visione estremamente connotativa del gusto teatrale dell’epoca. La filologia non è solo occuparsi della correttezza degli abbellimenti, delle articolazioni o dell’uso degli strumenti antichi. È soprattutto la conoscenza delle consuetudini e delle esigenze non solo espressive ma spesso anche pratiche del teatro barocco.”

 

In questo nuovo allestimento, la dimensione barocca del titolo emerge anche dalla riproposizione dell’incontro fra teatro di figura e melodramma – un incontro già avvenuto nella Venezia del Seicento, dove il San Moisè fu il primo teatro lirico anche per marionette; nel tempo, musicisti quali lo stesso Vivaldi composero per il teatro di figura. Anche l’inclusione della danza ha ragione filologica, nei “balli” menzionati nel libretto originale (per quanto manchi evidenza di un corrispettivo musicale). In questo caso il lavoro della DaCru Dance Company si è concentrato sulla necessità di fare di cantante e danzatore un unicum, con il primo a rappresentare il corpo fisico e il secondo il corpo sottile, lo spazio delle risonanze…attraverso un linguaggio non convenzionale, grazie alla formazione Urban Fusion degli interpreti: Kyda Pozza, Davide Angelozzi, Elda Bartolacci, Graziana Marzia, Sara Ariotti e Alessandra Ruggeri.

 

L’opera in tre atti – in quest’occasione proposta nell’edizione critica del musicologo Bernardo Ticci, con le variazioni apportate dallo stesso Dantone – contempla la grandezza e il declino di un Impero con cui la Serenissima aveva dovuto fare i conti per gran parte della propria storia. Il frangente storico è però meno rilevante dell’opposizione fra vinto e vincitore, prigioniero e carceriere. Bajazet, affidato a Bruno Taddia per la prima di sabato 14 gennaio e a Gianluca Margheri per la replica di domenica 15, sceglie la morte piuttosto che rimanere in potere del proprio nemico, il Tamerlano di Filippo Mineccia. A enfatizzare, e complicare, il dramma ci sono due donne: la figlia di Bajazet, Asteria (ovvero Delphine Galou), che Tamerlano desidera in moglie nonostante ella già ami Andronico (Federico Fiorio), e Irene (Marie Lys), che Tamerlano intende abbandonare a favore di Asteria. Tra tradimenti reali e presunti, i consigli (inascoltati) di Idaspe (il confidente di Andronico interpretato da Giuseppina Bridelli), travestimenti, veleni metaforici e non…la vicenda si avvita sull’inevitabile conclusione: il suicidio di Bajazet, la cui morte placa l’ira di Tamerlano, restituisce Asteria ad Andronico e ad Irene il promesso sposo. “Un lieto fine convenzionale che per sua intrinseca contraddizione lascia un epilogo aperto a tante riflessioni – nota ancora Stefano Monti – Ciò ha determinato la scelta di un finale della messa in scena in cui non si producesse la fine di una storia e una cesura fra interpreti e spettatori, ma li ponesse entrambi al cospetto di nuovi interrogativi”. 

Act one

The Sultan Bajazet, imprisoned by Tamerlane, is freed by the Greek prince Andronicus. He would rather die than remain in the power of his enemy. He recommend to his daughter Asteria to love Andronicus. Idaspe urges Andronicus not to forget his empire because of Asteria. Tamerlane offers to restore Andronicus on the Greek throne if he obtains from Bajazet to grant him Asteria in marriage. Andronicus will marry the princess Irene, who has been promised to Tamerlane. Tamerlane asks Asteria to marry him. The young woman is shocked, suspecting that Andronicus, who she loves, is an accomplice in this project. Bajazet, surrounded by guards, enters with Andronicus. He opposes his daughter’s marriage to Tamerlane, even if this refusal cost him his life. Asteria accuses Andronicus of having betrayed her to recover the throne. Irene enters and she learns from Andronico and Idaspe that Tamerlane has decided to marry Asteria. Offended, she agrees to remain at court, pretending to be a messenger sent by Irene. Andronicus is desolate to have lost the love of Asteria.

Act two

Tamerlane informs Andronico that Asteria accepts his marriage proposal. Idaspe advises Andronicus not to protest so as not to endanger his own fate. Asteria tells Andronico that she accepted Tamerlane’s hand only because of his fault. Andronicus is desperate. The curtain opens revealing Tamarlane and Asteria reclined on cushions. Tamerlane rejects Irene and he enjoins her to return to her own realm. Asteria, left alone with her, lets her understand that a secret reason pushes her to accept this marriage. Irene, a betrayed fiancée, complains about her fate. Bajazet pours his anger on Andronicus, who he accuses of having become Tamerlane’s accomplice. Tamerlane and Asteria are seated in front of the army. Tamerlane arouses the wrath of Bajazet, who feels betrayed also by his daughter, not knowing the real reason why Asteria accepted the marriage. When the sultan threatens to kill himself, Asteria, showing a dagger, confesses that she accepted Tamerlane’s hand only to assassinate him. The latter, furious, orders that Asteria and Bajazet be executed. Irene, Bajazet and Asteria accuse Tamerlane of being a cruel monster.

Act three

Bajazet gives Asteria a vial containing poison, and they both do oath to die. Andronicus openly declares his love for Asteria to Tamerlane. Tamerlane, furious, threatens to kill all three. But before, Asteria will have to serve him at table under the eyes of Bajazet and Andronicus, witnesses of her humiliation. Asteria and Andronicus are reconciled and they prepare to die. Idaspe regrets that Andronicus lost his kingdom for a woman. Andronicus remains irremovable in his love for Asteria. Tamerlano mocks Bajazet for the splendor of his banquet, and orders Asteria to serve him a drink. Irene, having noticed that Asteria has poured poison into the cup of Tamerlane, stops him. She chooses this moment to reveal her identity. Tamerlane attempts to force Asteria and Bajazet to drink first, but Andronicus drops the cup from the hands of Asteria. Asteria and Bajazet are captured. Tamerlano agrees to marry Irene, who saved his life. Idaspe returns announcing that Bajazet has drunk the poison. Desperate, Asteria curses Tamerlane. Irene and Andronico ask Tamerlane to forgive her. Soothed by the death of Bajazet, he accepts.

IN DIRETTA DA

TEATRO ALIGHIERI DI RAVENNA

Primi decenni dell’Ottocento: dopo oltre cent’anni il Teatro Comunicativo, interamente di legno, sta cedendo e la Civica Amministrazione decide di realizzare una struttura nuova. Intanto si deve trovare un luogo adatto e la scelta cade sulla Piazzetta degli Svizzeri, squallida e circondata da catapecchie, ma in pieno centro. Il progetto nel 1838 viene affidato a due architetti veneti, i fratelli Tomaso e Giovan Batista Meduna. Il primo ha curato il restauro del Teatro alla Fenice di Venezia, semidistrutto da un incendio. E porta la sua firma anche il primo ponte ferroviario di congiunzione di Venezia con la terraferma. Nasce così un edificio neoclassico, simile sotto molti aspetti al teatro veneziano. È il delegato apostolico, monsignor Stefano Rossi, a suggerire l’intitolazione a Dante Alighieri.

La Bohème

Teatro Comunale di Modena
13 ottobre 2019 - ore 15.30

Turandot

Teatro Regio di Parma
19 gennaio 2020 - ore 15.30

Falstaff

Teatro Municipale di Piacenza
26 gennaio 2020 - ore 15.30

Cavalleria Rusticana e Pagliacci

Teatro Valli di Reggio Emilia
9 febbraio 2020 - ore 15.30

Lucrezia Borgia

Teatro Dante Alighieri di Ravenna
8 marzo 2020 - ore 15.30

L'Elisir d’Amore

Teatro Comunale di Bologna
10 aprile 2020 - ore 18.00

Madama Butterfly

Teatro Comunale di Ferrara
4 maggio 2020 - ore 20.00

OTHERNESS, FEAR AND DISCOVERY

Teatro Comunale di Modena
8 maggio 2020 - ore 20.00

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