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27 AGOSTO 2021 ore 21 CET

AROLDO

Giuseppe Verdi

27 agosto 2021 ore 21

Melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave, rifacimento dello Stiffelio

Prima assoluta dell’opera:
Rimini, Teatro nuovo, 16 Agosto 1857.

Aroldo Antonio Corianò
Mina Lidia Fridman
Egberto Michele Govi
Briano Adriano Gramigni
Godvino Cristiano Olivieri
Enrico Lorenzo Sivelli
Un conferenziere Ivano Marescotti

Drammaturgia e Regia Emilio Sala e Edoardo Sanchi
Movimenti scenici Isa Traversi
Scene Giulia Bruschi
Luci Nevio Cavina
Montaggio video e proiezioni Matteo Castiglioni
Costumi Elisa Serpilli e Raffaella Giraldi
Maria Grazia Cervetti e Rinaldo Rinaldi
Rifacimento pittorico del sipario storico
di Francesco Coghetti
Assistente alle scene Riccardo Mainetti

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Direttore Manlio Benzi
Coro del Teatro Municipale di Piacenza

Direttore Corrado Casati

Coproduzione
Teatro Galli di Rimini
Teatro Alighieri di Ravenna
Teatro Comunale di Modena
Teatro Municipale di Piacenza

 

L’Aroldo di Verdi venne rappresentato per la prima volta il 16 agosto 1857 per inaugurare il
Nuovo Teatro di Rimini che, progettato dall’architetto Luigi Poletti, aprì finalmente i battenti
nel luglio dello stesso anno dopo lunghe traversie. Per quell’occasione il teatro venne anche
dotato di un grande sipario realizzato dal pittore bergamasco Francesco Coghetti sul tema
di Giulio Cesare che passa il Rubicone. La scena raffigura il momento in cui, di notte, Cesare
sul suo cavallo attraversa il fiumiciattolo sfidando lo stato romano. Nel cielo fosco appare
l’immagine della Patria sconvolta
(«patriae trepidantis imago», come ha scritto Lucano nella Farsaglia) che ammonisce
l’imperterrito condottiero. Tra l’altro non si hanno elementi sufficienti a stabilire se il Rubicone
attuale, che sino alla fine degli anni Venti del Novecento si chiamava invece Fiumicino,
corrisponda al corso d’acqua a cui i Romani davano quel nome. Sappiamo solo che il
Rubicone antico scorreva fra le città di Cesena e Rimini nel cui territorio sono presenti alcuni
fiumiciattoli detti appunto Fiumicino, Pisciatello e Uso. Fu solo nel 1932 che il nome antico
venne restaurato da Mussolini per decreto: a partire da quell’anno il Fiumicino venne
ribattezzato Rubicone all’interno di una campagna ideologica fondata sull’identificazione tra
il Duce e il fondatore dell’impero romano. Tornando al 1857, Verdi e Giuseppina Strepponi,
insieme al librettista e responsabile della messinscena Francesco Maria Piave, trascorsero
circa un mese a Rimini. L’Aroldo venne diretto da Angelo Mariani e i ruoli principali vennero
affidati ai seguenti interpreti: Aroldo ad Emilio Pancani
(27 anni), Mina a Marcella Lotti della Santa (26 anni), Egberto a Gaetano Ferri, Godvino a
Salvatore Poggiali e Briano a Giovanni Battista Cornago.
Il Teatro di Rimini venne, dopo l’Unità, intitolato al primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, e
continuò a svolgere il suo ruolo di massima istituzione della vita teatrale e musicale cittadina
fino a quando, durante la seconda guerra mondiale, venne colpito nel corso del disastroso
bombardamento aereo del 28 dicembre 1943, uno dei più devastanti che subì la già
semidistrutta città balneare. Dopo la guerra e la caduta del fascismo, il Consiglio comunale,
in una delibera del 1947, da una parte decise di non ricostruire il teatro, dall’altra stabilì di
ribattezzarlo col nome del musicista riminese Amintore Galli. L’edificio è rimasto, come una
ferita aperta nel cuore della città, per settantacinque anni. Durante questo lungo lasso di
tempo, ogni tentativo di promuoverne la ricostruzione è finito in un nulla di fatto attraversato
da polemiche tanto feroci quanto inconcludenti. Poi il miracolo. Nel 1995 venne srotolato
per la prima volta in pubblico il sipario che era stato recuperato dalle macerie dopo il
bombardamento dal custode del teatro Aldo Martinini. Benché lacerata e degradata, la
grande tela colpì l’immaginario dei riminesi innescando un processo di presa di coscienza
collettiva che portò alla formazione di un movimento d’opinione alla cui determinazione si
affiancò una nuova volontà politica che fece breccia presso l’amministrazione comunale.
Nel 2018 il Teatro Amintore Galli di Rimini, ricostruito a partire dal progetto polettiano, è
stato restituito alla città e a tutta la comunità di coloro che si riconoscono nei valori della
cultura e dell’arte.
La nuova produzione dell’Aroldo, che andrà in scena il 27 e 29 agosto 2021 nello stesso
teatro che lo tenne a battesimo, ripropone l’opera di Verdi in un allestimento che, oltre alla
vicenda originale, racconterà la storia del teatro di Rimini ovvero, come si scoprirà alla fine,
la nostra storia. Il punto di partenza è la “drammaturgia del perdono” che – caso raro – sta
alla base del progetto musicale verdiano, una drammaturgia che, nello stesso anno (1857),
era stata già sperimentata dal grande compositore nel Simon Boccanegra, anche se con un
esito tragico: Fiesco e Simone si riconciliano ma quest’ultimo muore avvelenato. Nell’Aroldo,
invece, il perdono finale apre uno spazio catartico – per quanto fragilissimo – pieno di
aspettative e di speranza.
Emilio Sala

 

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TEATRO GALLI DI RIMINI

Eretto tra il 1843 e il 1856, il Teatro Amintore Galli fu inaugurato nel 1857 con la prima rappresentazione dell’Aroldo di Giuseppe Verdi. Il progetto e lo stile neoclassico furono firmati da Luigi Poletti, architetto e ingegnere dello Stato Pontificio. In origine fu chiamato “Teatro Nuovo” e cambiò il suo nome nel 1859 in Teatro Vittorio Emanuele II. Solo più tardi, nel 1947, fu dedicato al compositore Amintore Galli (1845-1919). L’attività del teatro fu interrotta nel 1943, quando l’edificio fu gravemente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: l’auditorium e il palcoscenico crollarono, mentre il foyer rimase quasi intatto.

Il 28 ottobre 2018, dopo 75 anni di silenzio, il teatro è stato riaperto al pubblico, accolto dalla straordinaria voce di una delle star mondiali dell’opera, Cecilia Bartoli. Il programma inaugurale è proseguito per tre mesi, con eventi speciali come la performance teatrale di Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, diretta da Valerij Gergiev con l’orchestra del Teatro Marinsky di San Pietroburgo e lo spettacolo di Roberto Bolle, artista di danza di fama mondiale, Roberto Bolle and Friends.

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