YOUTUBE PREMIERE

11 APRILE 2021 – ore 17 CET

IL BARBIERE DI SIVIGLIA

Gioachino Rossini

YoutTube Première 11 aprile 2021 – ore 17

Opera buffa in two acts, libretto Cesare Sterbini from a drama by

Commedia per musica in due atti di Cesare Sterbini da Pièrre Beaumarchais

 

Il conte d’Almaviva                             Cesar Cortès
Bartolo                                                 Pablo Ruiz
Rosina                                                  Michela Antenucci
Figaro                                                   Simone Del Savio
Basilio                                                  Guido Loconsolo
Berta                                                    Ana Victoria Pitts
Fiorello / Un ufficiale                      Alex Martini      

Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti

Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia

direttore, Leonardo Sini
maestro del coro, Martino Faggiani
regia, Fabio Cherstich
scene Nicolas Bovey
costumi, Arthur Arbesser
luci, Marco Giusti

nuovo allestimento

 

Coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Fondazione Teatro Comunale di Modena.

 

 

 

Fabio Cherstich, regista

Mi sono immaginato lo spettacolo come un grande ingranaggio ad orologeria, una spazio vuoto che di scena in scena si riempie di immagini ed elementi che niente abbiamo a che fare con la Spagna della tradizione: unica concessione un Figaro torero e scatenato. I cantanti e il coro in abiti moderni o comunque reinventai e stilizzati dalla fantasia dello stilista austriaco Arthur Arbesser. Erwin Wurm, Maurizio Cattelan e Carsten Holler i riferimenti visivi condivisi con lo scenografo Nicholas Bovey e il Lighting designer Marco Giusti.

Almaviva lo vestiamo 700. Lui, il principe sarà l’unico all’antica, destinato comunque a travestirsi ( da trama!), in figurino settecentesco e pretaccio bacchettone. E poi, come per dar corpo all’irresistibile «follia» della musica, nonché al puro godimento che può derivarne sganciandola da ogni realismo, proporzioni ribaltate nella scena dove tutto scorre su binari o sale e scende all’improvviso.

Nel laboratorio del perfido dottor Bartolo è costretta al ruolo di allieva una sempre più indispettita Rosina, Berta scoperta a bere dentro a un frigorifero o appostata in graticcio a sganciare pesi e corde del teatro sui pretendenti. Basilio emerge dal sottosuolo e quando arriva in palcoscenico sembra che tutto vada a pezzi. L ’insegna della bottega di Figaro diventa una scritta gigantesca e luminosa, in stile Broadway per accompagnare il barbiere più famoso della storia del teatro, una vera superstar. Il conte travestito da prete fa il suo ingresso accompagnato da un pesante confessionale. Piogge di monete e soldi, botole, l’ingresso della forza su un carro armato giocattolo. E ancora travestimenti e sotterfugi. Ambrogio è un cameriere maldestro e spericolato interpretato dal mimo francese Julien Lambert.

Un giovane direttore d’orchestra Leonardo Sini a coordinare uno spettacolo che spero possa risultare pirotecnico, nonostante i tempi limitati che stiamo vivendo fuori e dentro la scena. Un divertimento straniato e straniante, una follia visiva che ha come obiettivo quello di essere l’emanazione diretta e travolgente della musica di Rossini. 

 

 

Arthur Arbesser, costumista

“Ogni cosa presenta due aspetti: l’aspetto comune, che è quello che generalmente si scorge, […], e l’aspetto spirituale e metafisico, che solo pochi individui riescono a vedere, in momenti di meditazione metafisica”. Giorgio de Chirico

Il Barbiere di Siviglia è un’opera rappresentata innumerevoli volte, con svariate interpretazioni di scene e costumi: come nell’arte metafisica ci sono degli aspetti comuni – previsti – e altri più intimi, profondi – inaspettati, che stanno invece negli occhi di chi immagina. Il termine inaspettato ha, per noi, delle “conseguenze” visive, che si concretizzano nelle associazioni di colore usate nei costumi per l’opera rossiniana. Associazioni che si sviluppano paradossalmente per contrasti, molto forti e vivaci, che rappresentano e danno carattere al personaggio. Figaro è il nostro protagonista, sicuro e sfacciato, un torero dall’acconciatura rock’n’roll, che indossa un completo verde brillante con decori in oro; Rosina, come a sottolineare il suo nome, ha un abito da scolaretta rosso e rosa; il Conte, con il suo frac a righe giallo limone si destreggia bene nei suoi travestimenti. Il coro è una massa di colore ben visibile, una banda/truppa di soldati in fucsia acceso. Nulla si lega in modo diretto con un momento storico specifico, ogni cosa è fuori dal tempo e, probabilmente per questo, adatto e inerente allo spettacolo. Tutti i personaggi, nei loro costumi a metà tra il fiabesco e l’estremamente realistico, dialogano con una scenografia dai toni altrettanto forti e vivaci, che rende visibile a tutti quell’essenza più intima della realtà che di solito solo alcuni vedono.

 

Nicolas Bovey, scenografo

Cosa posso dire dell’opera forse più archetipica e inafferrabile dell’intero repertorio? La gioiosa pulsione pirotecnica e pericolosamente anarchica che Barbiere sprigiona è la sola pista che ho cercato di seguire nella prima fase della mia immersione nel mondo delle possibilià visuali. 

Con Fabio, Athur e Marco abbiamo proceduto navigando per gradi in una sorta di collage dadaista  tridimensionale dove tutto fosse artificioso e inverosimile, più in relazione a stilemi dell’arte contemporanea che teatrale,  lontani da qualsiasi aggancio a codici di verosimiglianza naturalistica. Lo spazio si è presto delineato da sé come un campo da gioco in cui legge di gravità, codici, forme e soprattutto colori vivessero di vita propria.

Sapere inoltre che avremmo abitato due teatri storici come il Valli e il Comunale di Modena mi ha spinto ancora di più verso la creazione di un immaginario che agisse come un corpo alieno in potente relazione con due palcoscenici che per bellezza, energia sono unici in Italia.

La scenotecnica di tradizione, prezioso bene di questo paese, ci permette di giocare in un mondo contemporaneo sfidando con leggerezza e divertimento l’impossibile.

L’arte sta poi nel convogliare queste schegge apparentemente incontrollabili in un rigoroso equilibrio formale al servizio della musica.

Penso con un certo orgoglio che ci siamo riusciti.

 

Extra

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