L’italiana in Algeri
Musica di Gioachino Rossini
Dramma giocoso
Libretto di Angelo Anelli
Mustafà Giorgio Caoduro
Elvira Gloria Tronel
Zulma Barbara Skora
Haly Giuseppe De Luca
Lindoro Ruzil Gatin
Isabella Laura Verrecchia
Taddeo Marco Filippo Romano
Direttore Alessandro Cadario
Regia Fabio Cherstich
Scene Nicolas Bovey
Costumi Arthur Arbesser
Luci Alessandro Pasqualini
ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA ARTURO TOSCANINI
CORO CLAUDIO MERULO DI REGGIO EMILIA
Maestro del coro Martino Faggiani
NUOVO ALLESTIMENTO
Coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Ravenna Manifestazioni/Teatro Alighieri, Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, Teatri di Operalombardia
Questa messinscena de L’Italiana in Algeri nasce dalla volontà di restituire fisicamente, teatralmente, l’energia incontenibile della musica di Rossini. Un’energia comica, travolgente, esplosiva, fatta di accumuli, slanci, cortocircuiti, trappole ritmiche e detonazioni improvvise. È una macchina scenica costruita per andare fuori controllo, in cui il grottesco non è un’estetica ma una lente: i personaggi sono maschere dichiaratamente stereotipate, esagerate, deformate.
L’ambientazione è contemporanea ma non realistica: una villa in costruzione – o forse mai completata – in un luogo indefinito, assolato, fermo nel tempo. Uno spazio che contiene tutto ma non assicura nulla. Oggetti rubati o dimenticati convivono con materiali da cantiere: divani, sdraio, sedie da ufficio trasformate in troni, carriole che diventano mezzi di trasporto o bidoni che diventano piedistalli cerimoniali. I personaggi lo abitano con naturalezza, come se fosse sempre stato così: è la distanza tra il caos che vediamo e la disinvoltura con cui lo attraversano a generare il comico.
Fabio Cherstich, regista
Sul piano musicale emerge un debito di natura strutturale alla lezione mozartiana: non tanto in una più riconoscibile continuità stilistica, quanto in una più profonda “meccanica teatrale” nella connotazione dei personaggi attraverso la musica. Un esempio emblematico è l’inizio del primo atto: Zulma, per convincere Elvira ad accettare il volere di Mustafà, prima ne imita la figurazione e poi la conduce sulla propria melodia, in una dinamica di persuasione che ricorda il rapporto tra Susanna e Figaro nel primo duetto delle Nozze di Figaro. Queste fondamenta costituiscono il punto di partenza interpretativo, senza però esaurire l’identità del compositore pesarese, che si distingue per elementi peculiari e originali.
Alessandro Cadario, direttore
EXTRA
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TEATRO VALLI DI REGGIO EMILIA
Il maestoso Teatro Municipale Valli, circondato dai giardini pubblici, copre un’area di 3.890 mq. Ospita annualmente una prestigiosa stagione lirica e concertistica oltre ad una ricca rappresentazione di danza e spettacoli di musical e di teatro musicale. Dispone di un archivio mediateca e di una discoteca storica aperti al pubblico. ll complesso fu costruito tra il 1852 e il 1857, secondo il progetto dell’architetto modenese Cesare Costa ed appare oggi praticamente invariato rispetto al momento inaugurale. Nel 1980 è stato dedicato all’attore reggiano Romolo Valli.