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L’Italia in Algeri

LIVE STREAMING 22 FEBBRAIO 2026 | ORE 15.30

L’italiana in Algeri
Musica di Gioachino Rossini

Dramma giocoso
Libretto di Angelo Anelli

Mustafà Giorgio Caoduro 
Elvira Gloria Tronel 
Zulma Barbara Skora 
Haly Giuseppe De Luca 
Lindoro Ruzil Gatin 
Isabella Laura Verrecchia 
Taddeo Marco Filippo Romano

Direttore Alessandro Cadario
Regia Fabio Cherstich 
Scene Nicolas Bovey
Costumi Arthur Arbesser
Luci Alessandro Pasqualini

ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA ARTURO TOSCANINI

CORO CLAUDIO MERULO DI REGGIO EMILIA
Maestro del coro Martino Faggiani

NUOVO ALLESTIMENTO
Coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Ravenna Manifestazioni/Teatro Alighieri, Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, Teatri di Operalombardia

Questa messinscena de L’Italiana in Algeri nasce dalla volontà di restituire fisicamente, teatralmente, l’energia incontenibile della musica di Rossini. Un’energia comica, travolgente, esplosiva, fatta di accumuli, slanci, cortocircuiti, trappole ritmiche e detonazioni improvvise. È una macchina scenica costruita per andare fuori controllo, in cui il grottesco non è un’estetica ma una lente: i personaggi sono maschere dichiaratamente stereotipate, esagerate, deformate.

L’ambientazione è contemporanea ma non realistica: una villa in costruzione – o forse mai completata – in un luogo indefinito, assolato, fermo nel tempo. Uno spazio che contiene tutto ma non assicura nulla. Oggetti rubati o dimenticati convivono con materiali da cantiere: divani, sdraio, sedie da ufficio trasformate in troni, carriole che diventano mezzi di trasporto o bidoni che diventano piedistalli cerimoniali. I personaggi lo abitano con naturalezza, come se fosse sempre stato così: è la distanza tra il caos che vediamo e la disinvoltura con cui lo attraversano a generare il comico.
Fabio Cherstich, regista

Sul piano musicale emerge un debito di natura strutturale alla lezione mozartiana: non tanto in una più riconoscibile continuità stilistica, quanto in una più profonda “meccanica teatrale” nella connotazione dei personaggi attraverso la musica. Un esempio emblematico è l’inizio del primo atto: Zulma, per convincere Elvira ad accettare il volere di Mustafà, prima ne imita la figurazione e poi la conduce sulla propria melodia, in una dinamica di persuasione che ricorda il rapporto tra Susanna e Figaro nel primo duetto delle Nozze di Figaro. Queste fondamenta costituiscono il punto di partenza interpretativo, senza però esaurire l’identità del compositore pesarese, che si distingue per elementi peculiari e originali.
Alessandro Cadario, direttore

EXTRA

IN DIRETTA DA

TEATRO VALLI DI REGGIO EMILIA

Il maestoso Teatro Municipale Valli, circondato dai giardini pubblici, copre un’area di 3.890 mq. Ospita annualmente una prestigiosa stagione lirica e concertistica oltre ad una ricca rappresentazione di danza e spettacoli di musical e di teatro musicale. Dispone di un archivio mediateca e di una discoteca storica aperti al pubblico. ll complesso fu costruito tra il 1852 e il 1857, secondo il progetto dell’architetto modenese Cesare Costa ed appare oggi praticamente invariato rispetto al momento inaugurale. Nel 1980 è stato dedicato all’attore reggiano Romolo Valli.