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Aroldo

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Aroldo
Musica di Giuseppe Verdi

Melodramma in quattro atti
Libretto di Francesco Maria Piave, rifacimento dello Stiffelio

Aroldo Antonio Corianò
Mina Lidia Fridman
Egberto Michele Govi
Briano Adriano Gramigni
Godvino Cristiano Olivieri
Enrico Davide Capitanio
Un conferenziere Ivano Marescotti

Drammaturgia e Regia Emilio Sala e Edoardo Sanchi
Movimenti scenici Isa Traversi
Scene Giulia Bruschi
Luci Nevio Cavina
Montaggio video e proiezioni Matteo Castiglioni
Costumi Elisa Serpilli e Raffaella Giraldi
Rifacimento pittorico del sipario storico di Francesco Coghetti Maria Grazia Cervetti e Rinaldo Rinaldi
Assistente alle scene Riccardo Mainetti

ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
Direttore Manlio Benzi

CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA
Maestro del Corrado Casati

NUOVA PRODUZIONE
in co-produzione con Teatro Galli di Rimini, Teatro Alighieri di Ravenna,, Teatro Comunale di Modena, Teatro Municipale di Piacenza

L’Aroldo di Verdi venne rappresentato per la prima volta il 16 agosto 1857 per inaugurare il Nuovo Teatro di Rimini che, progettato dall’architetto Luigi Poletti, aprì finalmente i battenti nel luglio dello stesso anno dopo lunghe traversie. Per quell’occasione il teatro venne anche dotato di un grande sipario realizzato dal pittore bergamasco Francesco Coghetti sul tema di Giulio Cesare che passa il Rubicone. La scena raffigura il momento in cui, di notte, Cesare sul suo cavallo attraversa il fiumiciattolo sfidando lo stato romano. Nel cielo fosco appare
l’immagine della Patria sconvolta («patriae trepidantis imago», come ha scritto Lucano nella Farsaglia) che ammonisce l’imperterrito condottiero. Tra l’altro non si hanno elementi sufficienti a stabilire se il Rubicone attuale, che sino alla fine degli anni Venti del Novecento si chiamava invece Fiumicino, corrisponda al corso d’acqua a cui i Romani davano quel nome. Sappiamo solo che il Rubicone antico scorreva fra le città di Cesena e Rimini nel cui territorio sono presenti alcuni fiumiciattoli detti appunto Fiumicino, Pisciatello e Uso. Fu solo nel 1932 che il nome antico venne restaurato da Mussolini per decreto: a partire da quell’anno il Fiumicino venne ribattezzato Rubicone all’interno di una campagna ideologica fondata sull’identificazione tra il Duce e il fondatore dell’impero romano. Tornando al 1857, Verdi e Giuseppina Strepponi, insieme al librettista e responsabile della messinscena Francesco Maria Piave, trascorsero circa un mese a Rimini. L’Aroldo venne diretto da Angelo Mariani e i ruoli principali vennero affidati ai seguenti interpreti: Aroldo ad Emilio Pancani (27 anni), Mina a Marcella Lotti della Santa (26 anni), Egberto a Gaetano Ferri, Godvino a Salvatore Poggiali e Briano a Giovanni Battista Cornago.
Il Teatro di Rimini venne, dopo l’Unità, intitolato al primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, e continuò a svolgere il suo ruolo di massima istituzione della vita teatrale e musicale cittadina fino a quando, durante la seconda guerra mondiale, venne colpito nel corso del disastroso bombardamento aereo del 28 dicembre 1943, uno dei più devastanti che subì la già semidistrutta città balneare. Dopo la guerra e la caduta del fascismo, il Consiglio comunale, in una delibera del 1947, da una parte decise di non ricostruire il teatro, dall’altra stabilì di ribattezzarlo col nome del musicista riminese Amintore Galli. L’edificio è rimasto, come una ferita aperta nel cuore della città, per settantacinque anni. Durante questo lungo lasso di tempo, ogni tentativo di promuoverne la ricostruzione è finito in un nulla di fatto attraversato da polemiche tanto feroci quanto inconcludenti. Poi il miracolo. Nel 1995 venne srotolato per la prima volta in pubblico il sipario che era stato recuperato dalle macerie dopo il bombardamento dal custode del teatro Aldo Martinini. Benché lacerata e degradata, la grande tela colpì l’immaginario dei riminesi innescando un processo di presa di coscienza collettiva che portò alla formazione di un movimento d’opinione alla cui determinazione si affiancò una nuova volontà politica che fece breccia presso l’amministrazione comunale.
Nel 2018 il Teatro Amintore Galli di Rimini, ricostruito a partire dal progetto polettiano, è stato restituito alla città e a tutta la comunità di coloro che si riconoscono nei valori della cultura e dell’arte.
La nuova produzione dell’Aroldo, che andrà in scena il 27 e 29 agosto 2021 nello stesso teatro che lo tenne a battesimo, ripropone l’opera di Verdi in un allestimento che, oltre alla vicenda originale, racconterà la storia del teatro di Rimini ovvero, come si scoprirà alla fine, la nostra storia. Il punto di partenza è la “drammaturgia del perdono” che – caso raro – sta alla base del progetto musicale verdiano, una drammaturgia che, nello stesso anno (1857), era stata già sperimentata dal grande compositore nel Simon Boccanegra, anche se con un esito tragico: Fiesco e Simone si riconciliano ma quest’ultimo muore avvelenato. Nell’Aroldo, invece, il perdono finale apre uno spazio catartico – per quanto fragilissimo – pieno di aspettative e di speranza.
Emilio Sala

EXTRA

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TEATRO GALLI DI RIMINI

Eretto tra il 1843 e il 1856, il Teatro Amintore Galli fu inaugurato nel 1857 con la prima rappresentazione dell’Aroldo di Giuseppe Verdi. Il progetto e lo stile neoclassico furono firmati da Luigi Poletti, architetto e ingegnere dello Stato Pontificio. In origine fu chiamato “Teatro Nuovo” e cambiò il suo nome nel 1859 in Teatro Vittorio Emanuele II. Solo più tardi, nel 1947, fu dedicato al compositore Amintore Galli (1845-1919). L’attività del teatro fu interrotta nel 1943, quando l’edificio fu gravemente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: l’auditorium e il palcoscenico crollarono, mentre il foyer rimase quasi intatto.

Il 28 ottobre 2018, dopo 75 anni di silenzio, il teatro è stato riaperto al pubblico, accolto dalla straordinaria voce di una delle star mondiali dell’opera, Cecilia Bartoli. Il programma inaugurale è proseguito per tre mesi, con eventi speciali come la performance teatrale di Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, diretta da Valerij Gergiev con l’orchestra del Teatro Marinsky di San Pietroburgo e lo spettacolo di Roberto Bolle, artista di danza di fama mondiale, Roberto Bolle and Friends.