IL TABARNO
Musica di Giacomo Puccini
Opera in un atto
Libretto di Giuseppe Adami
Michele, padrone del barcone, 50 anni Franco Vassallo
Luigi, scaricatore, 20 anni Roberto Aronica
Tinca, scaricatore, 35 anni Xin Zhang*
Talpa, scaricatore, 55 anni Luciano Leoni
Giorgetta, moglie di Michele, 25 anni Chiara Isotton
Frugola, moglie di Talpa, 50 anni Cristina Melis
Un Venditore di canzonette Marco Puggioni
Un Amante Cristobal Campos
Una Amante Tatiana Previati
Direttore Roberto Abbado
Regia Pier Francesco Maestrini
Maestro del Coro Gea Garatti Ansini
Scene Nicolás Boni
Costumi Stefania Scaraggi
Luci Daniele Naldi
Assistente alla regia Michele Cosentino
Rimanda metaforicamente alla Divina Commedia di Dante Alighieri la nuova produzione in prima assoluta del Trittico di Giacomo Puccini nella visione del regista Pier Francesco Maestrini e nell’interpretazione del direttore d’orchestra Roberto Abbado.
L’idea del regista di accostare i tre atti unici pucciniani alle tre cantiche della Divina Commedia – Inferno, Purgatorio, Paradiso – nasce proprio da uno dei primissimi progetti dello stesso compositore per il suo Trittico, poi accantonato mantenendo un riferimento dantesco diretto solo nel Gianni Schicchi. Rimane però, secondo Maestrini, «questa idea con le anime dannate nel Tabarro, con le anime in attesa di redenzione in Suor Angelica, con il colpo di genio del ‘paradisiaco’ Schicchi. Non è certo un caso – spiega il regista – se buona parte del terzo titolo che compone la trilogia è scritto in endecasillabi, o quando Suor Angelica appare e canta ‘I desideri sono i fior dei vivi, non fioriscon nel regno delle morte…’ rimanda alla preghiera di San Benedetto nel Paradiso».
Tra i riferimenti visivi nell’allestimento – che vede le scene firmate da Nicolás Boni, i costumi da Stefania Scaraggi e le luci da Daniele Naldi – spicca quello alle illustrazioni di Gustave Doré per la Divina Commedia «che peraltro – prosegue Maestrini – hanno influenzato tanto cinema, compreso quel Al di là dei sogni che direi è il mio riferimento principale per questo Trittico».
EXTRA
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Costruito per accogliere il melodramma italiano, il Teatro Comunale porta con sé non solo la propria ma la storia tutta della città che lo ospita nel luogo in cui si era ammirato lo splendido Palazzo dei Bentivoglio. Il Comunale si è imposto fin dall’inizio come il maggiore teatro di una città che, dal tardo Seicento fino all’età del trionfo di Casa Ricordi e dell’editoria industriale, ha avuto il ruolo di capitale del sistema produttivo dell’opera italiana. Il teatro troneggiava, fin dagli esordi, sul tessuto di una città che era residenza di un’impressionante quantità di agenti, impresari, cantanti, ballerini, strumentisti, disegnatori, noleggiatori di scene e costumi oltre che sede dell’influente Accademia Filarmonica che tra gli altri diplomò, sotto la guida di Padre Martini, un Wolfgang Amadeus Mozart appena quattordicenne.